Isteria di Massa: come non cedere al panico da CoronaVirus

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Isteria di Massa

Diciamolo: l’inizio di questo nuovo anno ci ha regalato un’escalation di emozioni. Le tensioni tra USA e Iran, l’ufficializzazione della Brexit, e infine lui. Il virus; è solo degli ultimi giorni la notizia del primo caso accertato in Italia, e a seguito di ciò si è assistito alle più varie manifestazioni di isteria di massa, un fenomeno ben noto in psicosociologia.

Chiamiamolo come preferiamo: Coronavirus, 2019 n-CoV o SARS-CoV-2, qualsiasi sia il nome infatti sappiamo già di cosa stiamo parlando. Ma lo sappiamo davvero? Quanto, di ciò che leggiamo, è oggettivo e non speculativo? Come filtrare le informazioni, e come prevenire il contagio? Scopriamolo insieme in questo articolo!

Non il Coronavirus ma un Coronavirus

Isteria di Massa

Come dice il nome attualmente usato, il SARS-CoV-2 è un Coronavirus simile a quello della SARS, malattia che comparve all’inizio del 2003 causando gravi sindromi respiratorie, e quello della MERS, patologia originata in Medio Oriente (da cui il nome) nel 2012. La patologia scatenata dal SARS-CoV-2 è chiamata COVID-19. Essendo che sia SARS che MERS sono stati trasmessi all’uomo da animali, è altamente probabile che anche il contagio iniziale di SARS-CoV-2 sia stato di questo tipo, sebbene ancora la fonte animale non sia stata identificata.

Sentite già un panico che potrebbe sfociare in isteria di massa solo al ricordare il nome di queste malattie? Sappiate allora che una principale differenza tra i virus di SARS e MERS e il SARS-CoV-2 è la trasmissibilità. I primi due, infatti, hanno registrato un numero minore di decessi, ma anche una differenza tra gli infetti, inferiori (solo a oggi) di quasi 10 volte. Al 22 Febbraio, secondo i dati del WHO, vi erano 77.794 casi di COVID-19, di cui 76.392 solo in Cina; le morti associate a infezione da Coronavirus alla stessa data erano 2.359.

Facendo un rapido calcolo su questi dati, troviamo una percentuale pari a circa lo 3%. Ma cosa indica, questo valore? Si è parlato in questi giorni di mortalità al 3%, ma questo è inesatto: in primo luogo questa non è la mortalità ma la letalità, in secondo luogo che si parli di tasso di mortalità o di letalità, questo va sempre calcolato in relazione al tempo. Ad esempio, al 23 Febbraio (il giorno successivo ai dati di prima) i casi sono diventati 78.833 e i decessi 2.463: la percentuale diventa già il 3,1%. Senza riferimento temporale, questa proporzione non ha valenza definitiva.

Dottore! Qualcuno chiami un dottore!

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Un altro dato interessante va ricercato negli infetti italiani. Dal 21 Febbraio infatti, data in cui son stati confermati i primi casi di infezione da SARS-CoV-2 sul territorio nazionale, il numero di positivi ai test è salito vertiginosamente. Il contagio si è propagato in 24 ore? Ovvio che no. Il tempo di incubazione va in media dai 2 ai 10 giorni, e il contatto con un infetto può essere avvenuto in qualsiasi momento dentro questa finestra. Ciò che è accaduto in 24 ore è stata la somministrazione dei test a persone che fino a quel momento non avevano sospettato di poter essere entrate in contatto con il virus.

Secondo i dati pubblicati dal CCDC (il centro controllo malattie cinese) nel più grande studio epidemiologico disponibile al 24 Febbraio, circa l’80% delle infezioni è considerato come lieve. Del 20% rimasto, i decessi sono meno di un quarto (2,3%) e tra questi non c’è alcun bambino sotto i 9 anni. La fascia più a rischio è quella degli anziani e di pazienti con preesistenti problemi di salute, come i pazienti oncologici; questo rende chiaro come è nostro dovere contenere il più possibile il contagio, in modo da non mettere a rischio la vita di queste categorie di persone, oltre che quella di tutti gli altri.

Prevenzione del Rischio o Isteria di Massa?

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Eppure (e parlo per esperienza diretta) tra il 22 e il 23 Febbraio l’isteria di massa ha fatto da padrona. Supermercati letteralmente assaltati. Vendita di gel di ipoclorito di sodio a prezzi esorbitanti. Impossibilità di trovare persino all’ingrosso protezioni fondamentali per chi lavora in un laboratorio di ricerca, fino alla comparsa sul mercato della mascherina di Fendi per salvarsi dal contagio con stile.

Ma i comportamenti che molti hanno messo in atto (parlo della mia realtà, Parma) non contengono il contagio, anzi! Sarebbe bastato un solo uomo portatore del virus in un supermercato ieri pomeriggio per infettare chissà quante persone; ecco perché il Ministero della Salute raccomanda di non riversarsi in pronto soccorso e limitare spostamenti e permanenza nei luoghi pubblici, compresi i mezzi di trasporto. In Emilia-Romagna domenica 23 Febbraio è stato deciso ad esempio di tenere chiuse fino a Marzo le scuole, le università e i musei  della regione. Inoltre, è stato messo a disposizione il numero verde nazionale 1500 e diversi numeri regionali, ad oggi presenti per Emilia-Romagna (800 033033), Veneto (800 462340) e Lombardia (800 894545).

Poche accortezze, ma molto efficaci

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Già nei primi giorni dallo scoppio  in Cina del caso CoronaVirus si sapeva che questo sarebbe arrivato in Europa; del resto, è la Globalizzazione. Il Ministero della Salute ha messo a disposizione del materiale informativo adatto a una condivisione social, in cui risponde alle domande più comuni che potremmo porci e ricorda una cosa fondamentale: l’igiene.

1. Lava le mani e le superfici

A metà 1800, un medico rivoluzionò la vita delle madri. Fino alla sua grande intuizione, infatti, erano molte le donne che non sopravvivevano al parto a causa della sepsi (una malattia sistemica) che seguiva. Tale pioniere si chiamava Ignàc Semmelweis e la rivoluzione che mise in atto fu di far lavare le mani ai medici ostetrici.

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Lavare le mani ostacola l’infezione verso sé stessi e gli altri; nel caso in cui non sia possibile farlo con acqua e sapone, sono in commercio i gel di ipoclorito di sodio di cui parlavamo sopra. Ricordate, comunque, che la pelle ha un equilibrio chimico importante per la nostra salute, e (a proposito di isteria di massa) usare questi lavaggi in modo ossessivo non fa bene. Si raccomanda di disinfettare anche le superfici, soprattutto in ambito lavorativo, come scrivanie o tavoli.

Sembra incredibile, vero? Eppure nonostante siano passati più di 150 anni e l’igiene personale sia diventata una pratica abituale (e meno male!) spesso tendiamo a trascurare quanto sia fondamentale. Sul profilo Instagram del blog grazianoandfragments (a questo link) trovate un video esemplificativo con i passaggi per lavarsi le mani in modo corretto. Il Ministero della Salute ha reso disponibile anche un dépliant pieghevole con illustrati gli step per un corretto lavaggio.

2. Copri bocca e naso se tossisci o starnutisci

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Il SARS-CoV-2 si trasmette non solo tramite contatto diretto, ma anche tramite la saliva, emessa dalla tosse o dagli starnuti. Per questo è fondamentale coprirsi naso e bocca, meglio con l’incavo del gomito, o al massimo con fazzoletti monouso da gettare subito dopo in cestini chiusi. Ovviamente, queste accortezze valgono per chiunque, non solo per chi pensa di esser stato contagiato.

In letteratura si registrano alcuni casi (sebbene pochi) di persone infette ma asintomatiche. Con questa dichiarazione però non voglio farvi piombare nel panico e nella già citata isteria di massa. Le persone asintomatiche sono poche, e l’OMS sostiene sia ancora minore la probabilità che possano contagiarne altre. Al momento, la maggioranza delle infezioni è stata in prossimità del (o collegata al) focolaio di Wuhan. Pochi altri si sono manifestati in coloro i quali sono stati a stretto contatto con persone infettate in Cina.

3. In ogni caso, segui le indicazioni

Come già detto sono attivi dei numeri verdi per rispondere alle domande e orientare la popolazione ai comportamenti più efficaci. Seguite sempre le indicazioni del vostro medico, e in nessun caso prendete autonomamente farmaci, specialmente se antibiotici o antivirali. Evitate i luoghi affollati e di avere un contatto ravvicinato con persone con sintomi respiratori acuti. Usate le mascherine solo se sospettate di essere malati o se assistete o vivete a stretto contatto con persone malate, e comunque non tossiteci o starnutiteci dentro.

Paura e panico non sono due facce della stessa medaglia

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È ironico che il principale contagio che si sta diffondendo non sia quello del virus ma dell’isteria, vero? In questi giorni siamo stati letteralmente bombardati da notizie sul SARS-CoV-2. Giornali dai titoli catastrofistici, costanti aggiornamenti sul numero di infetti, ipotesi di complotto di varia natura, messaggi audio con le più strampalate storie inventate. Si può fare una colpa, alla popolazione, se la risposta è stata l’isteria di massa?

Tutti questi stimoli attivano in noi una risposta emotiva specifica: la paura. La paura, per quanto fisiologica, quando mantenuta costante (come tutte le cose dette sopra fanno) sfocia in qualcos’altro. Stress, ansia, fino a raggiungere la collettività diventando panico. E il panico ci fa mettere in atto dei comportamenti che normalmente non sono nostri: è il già citato caso della corsa alle provviste di cibo, protezioni e disinfettanti, attuato per paura che questi beni non siano più disponibili al bisogno.

Paura e panico, quindi, per quanto collegati non sono due aspetti paralleli. La paura è una risposta atavica, nell’uomo e in molti animali, perché porta alla nostra attenzione e ci permette di rispondere prontamente a un pericolo. Il panico, l’isteria di massa, sono solo dannosi per noi e per gli altri, perché sono governati dall’ansia, dalla paura stessa.

Rischio reale e rischio percepito

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Tutto ciò che noi sappiamo sul Coronavirus, lo sappiamo (ovviamente) tramite dei canali di informazione; alcuni sono pubblici, come giornali e telegiornali; altri sono privati e, spesso, trasmettano informazioni distorte e fasulle: ascoltando queste ultime è facile spaventarsi e stare in stato di allerta.

Ma cosa succede quando sono i canali pubblici a ricorrere a vergognosi stratagemmi per un proprio comodo? Presto detto, perché è ciò a cui stiamo assistendo in questo momento in Italia. Titoli come “L’Italia Infetta”, “Esplode il contagio” o “Prove tecniche di Strage”, accostati a esperti che litigano tra loro sulla gravità della situazione e a chi minimizza il tutto paragonandolo a “una semplice influenza”, creano un clima di incertezza tale da rendere inevitabile l’isteria di massa.

Perché questa risposta? Perché ciò fa aumentare la percezione che abbiamo del pericolo. Raramente quello percepito equivale al pericolo reale, perché mentre quest’ultimo si basa su dati ottenuti seguendo rigidi protocolli il pericolo che noi percepiamo ha una forte componente emotivo-ambientale.

È proprio questo ciò che porta a fenomeni come il panico e l’isteria di massa. Vedere e sentire le forti emozioni che provano le persone intorno a noi (fisiologica paura nata da una condizione che riconosciamo come pericolosa) rende difficile avere la lucidità di basarsi sui fatti oggettivi. Ci sentiamo molto più in apprensione per il vocale di una donna che grida al complotto e dice di essere un’infermiera in un ospedale lombardo inviatoci dalla settantenne zia Mariella che rassicurati dalla conferenza stampa della Protezione Civile dove sono presentati i dati dell’OMS e del WHO.

E, non per essere dalla parte di chi minimizza, ma tali dati sono stati in effetti presentati e sono oggettivi, e la miriade di fake news messe in giro non è assolutamente paragonabile a questi in quanto ad affidabilità. Non è semplice in questa situazione in continua evoluzione fare una stima precisa al 100% sul pericolo reale, ma proviamo a vederla in modo leggermente diverso. Ci sono stati 2359 morti, ma più di 23000 persone infette sono state guarite.

Fonti:


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Arianna Caracciolo

Arianna Caracciolo

26 anni di pura curiosità! Ho una vita frenetica che divido tra studio, lavoro e hobbies. Sono iscritta al secondo anno alla facoltà di Scienze e Tecniche Psicologiche dell'UniCusano di Roma, lavoro in un liceo come bidella e ho scritto un libro fantasy, ancora inedito, che sarà il primo di una lunga serie; sono giocatrice e master di D&D e appassionata d'arte nel suo termine più vasto. Vivo con il mio compagno e la mia gatta Ipazia a Parma, ma la mia terra d'origine è la Calabria.

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