Ecco perché la storia della psicologia non è solo Freud - Fragments

Ecco perché la storia della psicologia non è solo Freud

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Busti in una biblioteca - Storia della psicologia

Salve a tutti e benvenuti in questo nuovo articolo!
Quando si parla di psicologia e storia della psicologia, la prima cosa che salta in mente a chiunque è il nome di Freud. La sua psicanalisi, un lettino in una stanza spoglia, un signore con gli occhiali che interroga un uomo disteso. Questa immagine è di certo di stampo culturale e mediatico, associata a film con protagonisti tornati dalla guerra o che hanno subito un lutto, ma la psicologia va ovviamente ben oltre; non solo nei concetti, ma nel tempo: l’uomo è sempre stato interessato e affascinato da concetti come il pensiero e le idee.

Una passione vecchia di secoli

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Alcune domande circa il funzionamento della nostra “anima” iniziano ad esser poste fin dall’antica Grecia, quando la psicologia e la filosofia non erano ancora separate.

La psicologia intesa come “studio della mente” nasce ben prima del suo affermarsi come disciplina a sé stante. Già i grandi pensatori greci si interrogavano sul funzionamento dell’anima, ma per moltissimo tempo questo tipo di studio rimase molto legato ad altre branche del sapere, prime fra tutte la filosofia.

La nascita convenzionale della psicologia moderna viene fatta coincidere con l’istituzione a Lipsia del primo laboratorio sperimentale psicologico nel 1879, a opera del tedesco Wilhelm Wundt. L’intento di Wundt era di dotare la psicologia di un rigore scientifico e sperimentale. Un approccio non condiviso da altri filosofi del suo tempo, come Frank Brentano, che a Vienna insegnò al celebre e già menzionato Sigmund Freud.

L’esportazione nel Nuovo Mondo

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L’America diventa terreno florido per la nascita di nuovi approcci psicologici.

Si sa, le idee viaggiano: l’espansione delle ex-colonie verso i territori selvaggi crea grandi opportunità e richiama brillanti menti. Infatti, se l’iniziale sviluppo della psicologia coinvolge Germania e Austria, è negli Stati Uniti d’America che questa ha un enorme sviluppo. Qui si affermano nuove correnti, come il Comportamentismo proposto da John Watson,  che ebbe un notevole impatto sul mondo accademico negli anni a venire.

Il Comportamentismo infatti nasceva nell’ambito degli studi del fisiologo russo Ivan Pavlov circa il riflesso condizionato, ma era assimilabile a questa corrente anche l’americano E.L.Thorndike, studioso che formulò la legge dell’effetto, la quale fornì la base ai lavori di Skinner circa il rinforzo positivo e negativo. L’ambito di studio di questa corrente si deduce facilmente dal nome.

Sebbene nella seconda metà del secolo scorso il comportamentismo abbia perso d’importanza, a tutt’oggi sopravvivono alcune correnti ad esso correlate.

Che siano campanelli o leve, l’importante è apprendere

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La ricerca scientifica in passato non è certo stata etica come oggi. Topi, cani e persino bambini (Watson, ne sai qualcosa?) son stati usati per “amor di scienza”. Per fortuna gli attuali protocolli e la presenza del comitato etico garantiscono la salvaguardia nostra e dei nostri amici pelosetti.

Pavlov è uno scienziato abbastanza conosciuto: l’esperimento che lo rese famoso prevedeva l’utilizzo di un cane a cui veniva presentato del cibo; l’animale, in un meccanismo in realtà tipico anche dell’uomo, alla vista di questo iniziava a salivare. Ogni volta che lo scienziato nutriva l’animale, prima di far comparire la ciotola suonava un campanello, fino a che il cane non associò il rumore al momento del pasto, iniziando a salivare al semplice suono. Allora, Pavlov iniziò a suonare il campanello senza però nutrire l’animale, e notò che questo continuava nonostante ciò a produrre saliva. Ciò che si era appena realizzato era un apprendimento per condizionamento classico. Per i risultati di questo studio, Pavlov ricevette il premio nobel per la medicina del 1904.

La legge dell’effetto di Thorndike è invece alla base di un altro tipo di apprendimento, chiamato condizionamento operante, postulato da Burrhus Skinner. Questa legge descrive l’esistenza di una associazione tra lo stimolo e risposta che diventa più forte in presenza di un premio; tale concetto fu estrapolato da Skinner, che allestì un esperimento dove un topo veniva messo in una gabbia che presentava due leve. Una di queste se premuta trasmetteva all’animale una scossa, l’altra permetteva la presentazione di cibo. Il topo dopo alcuni tentativi capiva quale leva rappresentava il premio e quale invece doveva evitare: anche qui si era instaurato un apprendimento.

Chiuda gli occhi e si rilassi

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Non è stato Freud a “inventare” la psicologia, ma di certo dobbiamo a lui alcune innovazioni che hanno fatto la differenza. Il suo approccio altamente filosofico, inoltre, ha fornito le basi per concetti fino a quel momento sconosciuti.

Arriviamo quindi a ciò che nell’immaginario corrisponde al padre della psicologia. Conosciuto soprattutto per gli studi di psicoanalisi, nonché per le sue due topiche, Sigmund Freud fu un innovatore della tecnica psicologica. La sua teoria psicoanalitica  introduceva una grande novità: l’ascolto del paziente. Il paziente infatti riferiva dei sintomi, ma era il terapeuta, che ne analizzava i comportamenti, il modo di parlare, l’emotività. L’applicazione nella clinica psichiatrica era evidente, tuttavia Freud dava una lettura più filosofica che scientifica.

Per Freud la mente umana può essere divisa secondo due modalità, chiamate topiche, composte ognuna da tre istanze. La prima topica, detta anche modello topografico, è suddivisa in inconscio, preconscio e conscio; la seconda, o modello strutturale, in es, ego e super-ego. Alcune parti delle due lavorano in sovrapposizione: in particolare, ego e super-ego potrebbero operare attraverso tutti e tre gli stati topografici, mentre l’es opererebbe solo nell’inconscio. Inconscio che, per lo psicologo viennese, è lo stato più profondo della mente dell’uomo, in cui risiedono tutti i suoi desideri, gli impulsi, i ricordi che spingono all’azione senza che la componente razionale possa intervenire. Componente razionale che è invece forte nell’ego (la coscienza di sé, mediatrice tra le pulsioni che spingono dall’inconscio e l’ambiente che ci circonda) e comunque presente nel super-ego (una sorta di coscienza sociale, fatta delle leggi e limitazioni in cui viviamo).

Il suo lavoro fu pioneristico: era la prima volta che si parlava di una parte sostanzialmente involontaria nel comportamento umano. Freud  impiegherà molti dei suoi studi a cercare di accedervi in modo da analizzarla e permettere la risoluzione delle problematiche dei suoi pazienti (ad esempio tramite la sua celebre interpretazione dei sogni).

Anche la fisiologia vuole la sua parte

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In passato per alcune problematiche psicologiche veniva fatto un buco nel cranio o asportato l’utero – è un sollievo sapere che oggi non è più così.

A partire dagli anni sessanta un nuovo orientamento iniziò la sua ascesa ed è a tutt’oggi quello dominante in psicologia: il Cognitivismo, proposto da Neisser nel 1967 ma già presente come idea nella psicologia di illustri nomi quali Miller, Piaget o Bühler. Questo riusciva a dare una risposta decisa al semplicismo di alcuni aspetti della psicologia del passato e si adattava bene allo sviluppo scientifico che dagli anni 70 si fece esponenziale. Il cognitivismo è intrinsecamente legato a varie discipline, soprattutto alla neurofisiologia, poiché il suo obiettivo è di studiare i processi mentali che portano alla acquisizione, elaborazione, memorizzazione delle informazioni che il nostro organismo percepisce, nel recupero di queste e nella spiegazione del comportamento attuato in risposta agli stimoli dell’ambiente esterno.

Nell’ultimo decennio si sono sviluppate tecniche sempre più all’avanguardia. Con l’utilizzo nella ricerca di metodiche di neuroimmagine e neurofisiologia si è riusciti ad accedere a un livello ancora più approfondito di studio. Ad esempio possiamo osservare in vivo il funzionamento del nostro cervello – come succede con la risonanza magnetica funzionale. Grazie alla stimolazione magnetica transcranica, poi, possiamo mimare artificialmente gli effetti di lesioni cerebrali in modo reversibile. Esiste un metodo neurochirurgico chiamato deep brain stimulation che consiste nel posizionamento di una sorta di pacemaker per il cervello che ha già dato ottimi risultati nel trattamento di pazienti con malattia di Parkinson, un quadro clinico certamente molto rappresentato nella popolazione. Tutto ciò ha applicazioni cliniche straordinarie nei protocolli riabilitativi, riuscendo a migliorare notevolmente la vita dei pazienti.

In ultima analisi, anche la psicologia ha goduto del grande progresso scientifico iniziato a metà ‘800 e raggiungendo il suo apice circa un secolo dopo. A oggi la psicologia è una branca scientifica con protocolli definiti, sebbene diversi a seconda dell’orientamento del terapeuta, rigorosa sia dal punto sperimentale che etico. Superfluo concludere dicendo che ha migliorato la qualità di vita di tantissime persone.

Bibliografia:

  • Carlson NR, 1998. Psicologia, la scienza del comportamento. Ed. Zanichelli
  • Miller P.,1987. Teorie dello sviluppo psicologico. Ed. Il Mulino

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Arianna Caracciolo

Arianna Caracciolo

26 anni di pura curiosità! Ho una vita frenetica che divido tra studio, lavoro e hobbies. Sono iscritta al secondo anno alla facoltà di Scienze e Tecniche Psicologiche dell'UniCusano di Roma, lavoro in un liceo come bidella e ho scritto un libro fantasy, ancora inedito, che sarà il primo di una lunga serie; sono giocatrice e master di D&D e appassionata d'arte nel suo termine più vasto. Vivo con il mio compagno e la mia gatta Ipazia a Parma, ma la mia terra d'origine è la Calabria.

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