4 motivi per cui spesso regalare è difficile, falso e pesante - Fragments

4 motivi per cui spesso regalare è difficile, falso e pesante

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Una foglia viene regalata - regalare è difficile, falso e pesante Salve a tutti  e benvenuti in questo nuovo articolo!
Oggi parliamo di un argomento comune nelle nostre vite quotidiane che, un po’ per etica, un po’ per uso, non riusciamo a pensare in termini negativi: la ritualità del regalo. In particolare andremo ad analizzare i motivi per i quali spesso regalare è difficile, falso e pesante.

Parliamoci chiaramente, tutti quanti ci troviamo di fronte all’evenienza di dover fare un regalo più volte durante l’anno e ci scontriamo con una serie di problematiche personali che lo rendono un incubo: non abbiamo tempo, non sappiamo quanto spendere, abbiamo paura di fare lo stesso regalo di qualcun’altro, abbiamo paura che il nostro regalo non piaccia ecc; insomma, già di per se regalare è difficile e la maggior parte di noi può concordare su questo.

Questo se, nel migliore dei casi, consideriamo i disagi che il regalare ci causa personalmente. Eh sì, perché anche se molti lo usano in questa maniera, non tutti sanno che il regalo e il regalare sono forti strumenti di controllo sociale. E in questi casi (che andremo ad analizzare) che possiamo anche pensare al regalo come rito talvolta falso e pesante.

Lo sapevi? La psicologia sociale influenza inconsciamente anche le maniere con le quali interagiamo con la società che ci circonda, interferendo con il nostro ruolo di “Cittadini attivi”: approfondisci l’argomento con questo articolo.

1. Il guastafeste ufficiale: il principio di reciprocità

Regalo di una rosa - Regalare è difficile, falso e pesante

Perchè il guastafeste ufficiale? Perchè è il più famoso senza dubbio, sia per chi lo conosce con il suo nome che per chi vi si trova incatenato nelle sue meccaniche. Il principio di reciprocità è una forma di giustizia sociale che controlla le nostre vite non solo nell’ambito della ritualità del regalo, ma anche in tantissime situazioni della vita quotidiana:

“Tipo x che mi sta super antipatico mi ha invitato alla sua festa di compleanno. Ora sono obbligato ad invitarlo alla mia”
“L’altro giorno tipo y mi ha offerto la cena. Che pensiero gentile! Devo trovare un modo di ricambiare”
“Ho ospitato z a casa mia per due settimane e quel cafone non mi ha neanche invitato per un caffè”

Sono diversi aspetti di come il principio di reciprocità si insidia nelle nostre vite: se qualcuno mi regala qualcosa o mi fa un favore, in qualche maniera sono obbligato a ricambiare.  

Il principio di reciprocità è caratterizzato da alcuni aspetti importanti:

  • Esiste fin dall’alba dei tempi ed è fortemente radicato nella nostra cultura.
  • Se viene violato tende a rovinare la mia reputazione non solo agli occhi del destinatario, ma anche degli osservatori esterni (e anche ai miei stessi probabilmente)
  • In linea teorica non prevede che ciò che faccio per ricambiare deve essere dello stesso valore di ciò che ho ricevuto (ma in alcuni campi non funziona così)
  • Si può sviluppare su piani diversi fra ciò che viene ricevuto e ciò che viene dato per ricambiare (Ad esempio “Io ti faccio un favore e tu mi offri un caffè”)
  • Alcune sottoculture lo rifiutano esplicitamente (come nei gruppi con ideali religiosi, o volti all’attività di Action for Happiness, di cui abbiamo parlato negli scorsi articoli, dove la gioia di regalare basta di per sè) 

Concludiamo quindi con la prima riflessione (e una delle più importanti ed incisive) sui motivi per i quali regalare è difficile, falso e pesante: se io faccio un regalo perchè sono obbligato a farlo si può ancora parlare in tutti i casi di “regalo fatto con il cuore” o di “basta il pensiero”? E soprattutto, quanto impegno ci metterò nel farlo? 

2. La manipolazione del piano di potere

Scacchiera - Regalare è difficile, falso e pesante

Chi l’avrebbe mai detto? Un regalo nasce come una cosa bella da fare per rendere felice un’altra persona e invece si può trasformare in un’arma, anche abbastanza affilata. In questo caso a fungere da lama nell’arma che state maneggiando è sempre lui, il principio di reciprocità.

Sembra incredibile dirlo, ma all’interno di determinate condizioni contestuali continuare a scambiarsi regali seguendo un ciclo regolare diventa una forma di aggressività fredda. Per quale motivo? Chi domina il principio di reciprocità ha il coltello dalla parte del manico, aumenta il proprio prestigio sociale e vanta di diritto un favore sull’altra persona che in qualche maniera sarà costretta a ricambiarlo (“Noi abbiamo fatto un favore e ce lo possiamo permettere e voi siete in debito con noi”). È per questo motivo che continuare a riprendere il principio di reciprocità quando il ciclo si chiude vuol dire continuare a riaffermarsi sull’altro individuo in termini di dominanza.

Questo meccanismo di divisione dei piani sociali subentra anche nelle situazioni in cui una persona nei guai rifiuta ostinatamente l’aiuto di altri: accettare l’aiuto creerebbe un enorme spaccatura fra i piani sociali che eleverebbe notevolmente chi dà l’aiuto privando pesantemente della sua dignità chi lo riceve.

La divisione acquisisce forza in relazione alla formalità della relazione e dei nuclei che si scambiano i regali: se due amici hanno l’usanza di scambiarsi regali e molto improbabile che si crei una spaccatura fra i piani sociali. Al contrario fra “famiglie per bene”, o fra colleghi, gruppi di lavoro, azzarderei anche a dire stati, la rivalità per il prestigio sociale è molto più accentuata e ogni interazione viene valutata anche con i significati più impensabili.

Eccoci quindi alla seconda riflessione fondamentale sui motivi per i quali regalare è difficile e pesante, è in questo caso in particolare potenzialmente falso: è veramente positivo un atto che potenzialmente può trasportare con se messaggi di aggressività o di dominanza?

3. La figura del sè (o del noi) e la reputazione voluta

Modella che viene fotografata - Regalare è difficile, falso e pesante

Questo aspetto della ritualità del regalo si riconnette strettamente ai precedenti di cui abbiamo già parlato. L’atto del regalo trasporta con se una serie di informazioni e significati non detti su chi lo sta facendo: il suo livello di adattamento sociale, il suo prestigio sociale, l’interesse e il tempo che è disposto a spendere per la relazione, la generosità, ecc.

Per di più queste informazioni non sono trasmesse solo dal mittente al destinatario ma anche a tutti gli altri eventuali partecipanti alla cerimonia, o ai testimoni della relazione (ossia le persone che conoscono l’interscambio dei regali in corso pur non prendendovi parte).

Nella nostra vita cerchiamo sempre di mantenere un’immagine sociale e una reputazione quanto più possibile positiva di noi stessi. Di conseguenza è nostro interesse assoluto e primario che le informazioni che passano con il regalo siano le più positive possibili: non in merito alla relazione o alla benevolenza, ma al grado di prestigio e adattamento sociale che traspare. 

Passiamo quindi alla terza riflessione sui motivi per i quali regalare è difficile e pesante, e anche in questo caso soprattutto falso: quanto è reale e sentito un regalo che viene eseguito per valorizzare me stesso (facendo “bella figura”) e non la relazione che intrattengo con gli altri?

4. Il guastafeste numero due: l’equità dello scambio

Signore apre un regalo - Regalare è difficile, falso e pesante

Eccolo che arriva, il secondo guastafeste tipico della ritualità del regalo, direttamente a braccetto con il primo. Abbiamo detto nel primo punto che in teoria non è necessario che io ricambi un favore con un altro dello stesso valore del primo, ed effettivamente in molti casi è così. Tuttavia, all’interno delle relazioni formali, l’equità dello scambio diventa molto più importante e preponderante.

Consideriamo un esempio comunissimo: Natale. Arriva Natale e la tragedia primaria di fare i regali ai parenti (a parte il tempo che non basta mai!) è pensare con quale regola spendere dei soldi per non fare brutte figure. Insomma, mai come in questo periodo regalare è difficile e ansiogeno. Se sbagliamo i nostri conti sono due i possibili risultati:

  1. Spendiamo poco e ci dipingiamo come “avari” e poco considerevoli verso l’altro, il nostro regalo diventa quasi un’offesa: “l’ha fatto proprio perchè doveva”.
  2. Spendiamo troppo, mettendo l’altra persona “in difficoltà”. Perchè a fronte di ciò l’altra persona si sentirà inadeguata allo scambio, pensando di aver fatto la figura di cui al punto 1 appena descritto.

Ricambiare equamente diventa fondamentale quindi ai fini dei punti discussi in precedenza: reputazione, piani sociali, ecc.

E formuliamo quindi la quarta riflessione sui motivi per i quali regalare è difficile, falso è pesante: come faccio a fare un regalo liberamente avendo un limite di spesa predeterminato dalla ritualità formale e dagli scambi eseguiti in precedenza? 

La salvezza è nell’Agape: regalare è difficile se non è spontaneo.

Libro sull'amore - Regalare è difficile, falso e pesante

Ce ne parla il filosofo Ricoeur nel suo libro “Percorsi del riconoscimento” (Clicca qui per vedere e comprare il libro), quando cerca di definire un modo per essere riconosciuti quali uomini che non preveda una precedente lotta per il riconoscimento. Prende così in considerazione dall’antico testamento il concetto di Agape, ossia lo slancio di amore smisurato e disinteressato. Nell’ultimo capitolo del suo libro tratta anche lui la questione dei regali, coniugando l’Agape in termini di dono spontaneo e che non chiede niente in cambio. 

Non è mia intenzione intraprendere una strada particolarmente etica e romantica, perchè la psicologia non è nessuna di queste due cose, quindi il consiglio che mi sento di darvi è questo: fate i regali quando vi va, come volete voi e a chi volete voi.

Purtroppo so bene che non ci si può sottrarre a tutte le ritualità, questo non vuol dire però che con le persone che per voi contano non possiate mettere in chiaro le cose: se vogliamo ridonare DAVVERO valore alla ritualità del regalo dobbiamo iniziare ad inserire nei nostri contesti l’idea che regalare qualcosa non vuol dire ricevere qualcosa in cambio, nè che nessuno è obbligato a regalare niente, e che questi punti non dovrebbero cambiare in nessun caso la nostra relazione.

Un consiglio pratico: alle prossime feste fate un patto con i vostri amici stretti, “Niente regali obbligati”. In questa maniera farà un regalo solo chi si sentirà di voler rendere felice gli altri, rivalorizzando il senso del regalo, e gli altri non avranno niente da sentirsi in colpa perchè in ogni caso avranno aderito alle regole che voi stessi vi siete posti. Non è facile distaccarsi dai principi che costituiscono la nostra vita da quando siamo nati, ma con la giusta pratica e filosofia di vita possiamo instaurare il cambiamento da noi stessi all’ambiente più vicino intorno a noi.

E voi? Secondo voi regalare è difficile, o pesante, o falso? Quali sono le cose che non sopportate o che vi fanno stare in ansia quando dovete fare un regalo?


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Sabrina Barbante
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Articolo davvero molto interessante! Quando ho letto il titolo mi ha incuriosita perché io, di default, quando penso al regalo penso a quello spontaneo che faccio senza motivo se non la sorpresa di chi lo riceve. Ma in effetti conosco bene il peso dei primi tre punti da te elencati perché sono nell’età dei matrimoni (PANICO!!). Conoscere le proprie dinamiche di antropologia culturale di appartenenza è un buon modo per poterle, in qualche modo, dominare.